Un’esperienza da raccontare…

Così mi diceva Silvia, quando insieme ad un'altra decina di ragazzi vagavamo dispersi nei boschi delle montagne sopra al lago di Como. Era Venerdì Santo, durante la route con gli scout. I capi ci avevano mandato in hike (una giornata di cammino senza di loro), con meta l'abbazia dell'Acqua Fredda di Lenno. Quel giorno doveva essere di digiuno e di Deserto personale, quindi per l'hike siamo partiti in coppie, con pranzo pane e formaggio, e una mela. I capi ci avevano raccomandato di non aggregarci alle coppie che facevano il nostro stesso percorso, perchè era appunto PERSONALE, ma così è accaduto. Lungo la strada le coppie che come me e Alessandra (che era con me) avevano scelto l'hike intermedio, si sono incontrate. Siamo finiti in 10 a fare lo stesso percorso e, arrivati a un rifugio, abbiamo mangiato. Dopo mangiato abbiamo guardato dove doveva andare il sentiero che sarebbe sceso fino al lago, ma il sentiero che c'era lì era in salita. Una delle coppie aveva deciso di scendere nel fuori-strada per cercare il sentiero e tutti l'abbiamo seguita, creando quel maledetto effetto gregge, che ci ha portato alla rovina. Personalmente io ero convinto che quel sentiero in salita fosse comunque giusto, ma nonostante esortassi gli altri a tornare indietro, continuavamo a scendere. "Ormai non è possibile salire", dicevano. Dopo 2 ore di rischiosissima discesa, con cadute e urli di panico, siamo giunti al punto in cui non è più possibile andare avanti (i due torrenti si sarebbero chiusi in un precipizio) e nemmeno indietro (la salita era impossibile). A quel punto ci è venuto in aiuto il telefonino: "Siamo tutti quelli che hanno scelto l'hike intermedio, siamo in un punto imprecisato del bosco, non possiamo più scendere, aiuto", ed ecco l'ordine dei capi: "Tornate su e raggiungete l'asfalto". A quel punto la paura e lo spirito di gruppo ci sono stati utili per risalire; la fatica non si sentiva più di tanto, le gambe andavano da sole senza fermarsi mai, il nostro istinto animale non si era mai fatto così vedere; ecco il prato! Un ultimo sforzo e arriviamo di nuovo al rifugio, per poi prendere il sentiero che avevamo scartato. Già con 3 ore di ritardo dall'appuntamento all'abbazia (erano le 6, se non ricordo male). Altro che salita; quel sentiero scendeva di brutto; il cioccolato e l'acqua ci davano la forza di continuare, la voglia diventava sempre meno, i meno stanchi portavano lo zaino a chi stava per svenire e a chi aveva male alle gambe, troppo male per tenere i 15 chili dello zaino. Dopo una discesa che sembrava non finire mai, alle 9 di sera, quando il sole si era già nascosto dietro alle montagne, finalmente raggiungiamo l'asfalto. I fari della macchina di Lorenzo erano come una rivelazione divina; pensavamo fosse arrabbiato per le 7 ore di ritardo, ma il suo viso era sorridente, senza alcuna nota di irritazione. All'abbazia siamo stati accolti con un abbraccio e un sorriso da parte di tutti, una sensazione stupenda. Abbiamo saputo poi dell'apprensione che c'era stata all'abbazia sia per noi sia per un altro gruppetto che si era perso alla nostra stessa maniera: erano tutti intorno ai cellulari ad aspettare le notizie dei dispersi. Non ho mai goduto un piatto di riso in bianco come quello di quella sera. A quel punto quell'esperienza era solo da raccontare, ormai potevamo riderci sopra. Dobbiamo ringraziarci l'un l'altro perchè tutti ci siamo aiutati a uscire da quella situazione in cui apparentemente non esisteva una soluzione. Ringraziamo anche Dio e i nostri Angeli Custodi, che ci hanno sorretto quando stavamo per cadere. Amen.

~ di darionescu su 17/4/06.

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