Mi rendo conto proprio ora di essere nel 2010…una sola convenzione decisa da un essere umano…niente di particolare! Forse per questo mi ha solo sfiorato la mente…Immagino di essere in una stanza, seduto a un tavolo…fumo d’incenso nell’aria e calore piacevole che mi avvolge; e scrivo su un diario dalla carta antica, impugnando una penna stilografica appena intinta nel calamaio verde, con una grafia ondulata e precisa (si vede proprio che è un sogno); scrivo:
‘Questa è la pagina in cui faccio un modesto e piccolo punto della mia vita. Nonostante si creda che una persona di vent’anni sia cresciuta dalle età precedenti, mi accorgo di essere proprio ancora inesperto; sembra quasi che gli insegnamenti che ho ricevuto e le esperienze accumulate si siano persi in una confusione assurda nella mia mente; commetto gli stessi errori: in amore, nello studio, in famiglia, nelle amicizie (forse solo in queste sono un po’ migliore di prima); quello che mi duole è soprattutto il primo, l’amore. Mi innamoro ed è naturale, ma l’insuccesso c’è ancora prima che io mi accorga della sua presenza; penso a come sono adesso: mi ritrovo già in una situazione in cui io ho costruito immensi castelli di sabbia con pensieri, idee, fantasticherie, mentre l’altra persona probabilmente non sa nulla di nulla…perché non riesco a farlo capire, perché “non ci so fare” e allora mi dico: “lascia fare al caso” oppure “lascia perdere”;certo dovrei smetterla di parlare con me stesso e scacciarlo via; ma come posso cacciare via me stesso se non annullandomi? Non conviene, assolutamente…
Forse sto cercando di capire l’incomprensibile; questo cazzo di amore che ognuno vive in modo diverso ma che io ho vissuto come sofferenza sia quando amavo una persona e lei ricambiava (vissuto male verso la fine ovviamente) sia ora che amo una persona o forse solo la sua idea nella mia testa; ho paura a fare ogni cosa, peso le parole in sua presenza, presto attenzione ai gesti, ai pensieri che evoco dicendo qualcosa, agli altri che mi osservano; e alla fine, quando mi libero della sua presenza (e mi imprigiono nella mia solitudine), rimango per ore a pensare che cosa avrà mai capito dal mio comportamento e concludo sempre con la parola “niente” e mi chiedo “a che cosa è servito?” ‘
Chiudo quel diario e mi ritrovo sveglio, qui davanti a un computer modello Macintosh, dopo un viaggio assurdo partito da una pagina di un blog…per niente cresciuto se non nel disagio di avere poca autostima e di avere disagio sapendo che il mio disagio non è nulla in confronto ad altri più gravi. Un paradosso che continua all’infinito…e ritorna, giusto? Sempre nel disagio.

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