Viaggio fuori di me

•28/9/09 • 1 Commento

Vedo Dio…un Dio non come lo pensiamo…un Dio che guarda il mondo dall’alto, ci vede piccoli piccoli, come formiche…è un Dio quasi umano nel modo di fare…Non ci considera sue creature. Ho il privilegio di osservare ciò che lui guarda. Lui tutto può su di noi, ma preferisce lasciarci fare e guardare cosa facciamo, per studiarci, come se non ci conoscesse e volesse capirci di più. Ma non ce la fa.

Si chiede perché da qualche parte del mondo molti uomini-formica muoiono di sete, mentre in altre stanno bene; si chiede perché da una parte ci sono uomini-formica che stanno benissimo, e nelle loro zone uomini-formica che invece si agitano verso fine mese; si chiede come mai alcuni uomini-formica fanno la guerra tra loro, si distruggono con le peggiori armi; altri si distruggono usando convulsamente le loro risorse…e poi si cala, questo Dio, attraverso le nubi tossiche, verso un gruppetto di uomini-formica..Stanno andando verso un luogo assurdo: una strana costruzione bianca con scritte colorate all’esterno; una serie di luci si vedono in cima; queste luci girano…Le stesse luci che girano sopra a un altro curioso edificio, a forma di ellisse, aperto sul soffitto; dentro dell’erba. Le formiche fremono, vogliono entrare, sono vestite tutte di nero…Dio può vedere entrambi gli scenari…E vede che mentre le formiche della struttura a ellisse escono gridando e bevendo uno strano liquido che chiamano birra, le altre due tardano un po’ a uscire nel tempo; ma quando escono, camminando storto, salgono su un curioso veicolo con quattro ruote e sbandano per una strada, fino a scontrarsi contro un altro strano veicolo; scendono frastornati, … Basta. Dio torna con lo sguardo sul mondo…lo guarda pezzo per pezzo e si chiede perché. Che senso ha che queste persone sentano quella serie di suoni…perché si muovono convulsamente quando la odono…A cosa serve se il loro destino è incerto, se sono solo dei piccoli uomini-formica in un ammasso di uomini-formica in cui forse tutti sono davvero uguali…uguali nella loro piccolezza…nella loro quasi nullità.. mentre le nullità insieme si condizionano a vicenda credendo che la loro vita sia piena e anche bella…ma è solo perché gli viene creata così dal mondo…Dio si chiede tutto questo ed è convinto che qualcuno laggiù se lo starà chiedendo.

Ma allora qual’è la risposta? Forse siamo qui per qualche motivo, forse no…e allora cerchiamo di rendere bella la vita anche agli altri che ci circondano; è una cosa impossibile da rendere totale…ma qualche progresso a volte si riesce a fare!
Ma allora perché i conflitti anche tra vicini, tra coinquilini, tra coppie?…Perché forse aveva ragione chi diceva che l’uomo per natura è egoista…pensa a sopravvivere prima lui e poi pensa agli altri. Siamo altruisti solo quando ci fa comodo? E’ inutile viaggiare nell’ipocrisia; siamo altruisti quando ce la sentiamo…se non ce la sentiamo e lo facciamo da ipocriti, comunque falliamo. Ovviamente ci vuole dell’impegno, ma abbiamo dei limiti purtroppo.
Forse è meglio seguire il consiglio di Voltaire: coltivare il proprio giardino…e noi che stiamo bene economicamente dovremmo seguire questo consiglio e non pensare troppo, non sentirci troppo in colpa…come capita a volte a me.

Fuori dallo spazio e dal tempo…

•15/9/09 • Lascia un Commento

Che bella questa serata; gelato con due amiche e un amico e poi…siamo entrati in sede di clan con le chiavi di Marco… e lì è stato come entrare in un mondo parallelo, fuori dallo spazio e dal tempo; nel caldo accogliente di una sede disordinatissima abbiamo scovato un fornellino funzionante e una teiera…abbiamo preparato un tè e giocato a scopa a coppie, con una chitarra che a volte qualcuno prendeva in mano e suonava; sorseggiando quella bevanda calda e dolce capace di assuefare più di un cocktail o di una birra alla spina…

E ricordo con piacere all’inizio quella voce consolatoria di Silvia riguardo a esami e varie preoccupazioni che avevo, ma che si sono affievolite durante questa strana serata fuori dal mondo…

Posso tornare a respirare.

Temporale…

•26/6/09 • 2 Commenti

Fuori c’è ancora il temporale…come quel sabato notte, quando alle 4.10 svegliato da fulmini e mal di pancia acutissimo scrivevo a Dorotea che non sarei potuto andare a Genova, perché da due ore dopo sarei stato al pronto soccorso a controllare la mia pancia, sospettando un’appendicite… Alle 5.00, col temporale ormai passato e una bell’alba, io e mia madre arriviamo al San Raffaele e, dopo la visione di un episodio molto triste (una mamma che ha il bambino in sala urgenze; lo reggeva in braccio e il papà guidava ubriaco…il bambino poi non ce l’ha fatta), sono inziate le mie visite e i miei esami…dopo una visita, un prelievo e delle domande sono stato portato in radiologia per due volte (la prima volta era già occupata) per fare le radiografie di torace e addome; dopodiché è stato deciso di farmi l’ecografia; dopo un po’ di tempo sono sceso per questo esame, neanche fossi incinto; il medico ha poi mandato via telefono la descrizione della mia pancia, che sembrava gigante dalla lunghezza del discorso che ha fatto; tra cui l’appendice descritta tumefatta e di calibro (???) 16 mm…Quando sono tornato su (era ormai mattino inoltrato, verso le 10) la chirurga che aveva dato il cambio alla mia prima visitatrice mi ha spiegato che mi avrebbero operato per un’appendicite, dati i valori sballati di globuli bianchi e i risultati dell’ecografia; mi ha anche fatto firmare il consenso in cui era scritto che se non mi avessero operato sarei incorso in una peritonite. Ho firmato ovviamente.
Con la mia bella flebo attaccata ho aspettato le 12, quando mi hanno portato in camera operatoria; prima però ci sono state una serie di operazioni di cui non parlo per ragioni intime…forse qualcuno di voi potrà immaginare; mi hanno fatto indossare un camice sotto al quale il mio corpo era completamente nudo e mi hanno portato giù nel sotterraneo. L’ambiente intorno a me era verde scuro, con ripiani di attrezzi; venivo portato in barella per un corridoio stretto; il conducente ha anche urtato contro un altro carrellino! Una volta firmato il consenso per l’anestesia sono stato spostato sul lettino operatorio; l’anestesista ha confabulato coi medici (tra cui c’era anche la chirurga simpatica che ha deciso di operarmi) e mi ha messo l’anestetico dicendomi: –Dovresti sentire sonno tra poco– E alla mia domanda –Tra quanto dovrei addormentarmi?– Lui ha risposto –Vuoi iniziare a contare?– Facendo un sorriso misto tra il giovanile e il saccente. Le mie palpebre hanno iniziato a chiudersi dopo pochi secondi e ho tentato per due volte di esclamare “Porca miseria!” ma in entrambi i casi ho biascicato; mentre dormivo non mi rendevo più conto di dove fossi, sognavo cose che non ricordo ora, ma mi ricordo fossero belle perché al mio risveglio, che per me è avvenuto dopo pochi secondi mentre per il mondo reale dopo 2 ore, non volevo essere svegliato! Mi ricordo la chirurga esclamare “Ciao Dario!” e poi una corsia in cui correvo sul lettino e la faccia di mia madre e mio padre in fondo davanti a una porta… Poi l’entrata nella porta. Qui le immagini si fermano finché non sono sul lettino, dolorante e con una sensazione di dover fare la pipì, che pian piano è passata. L’esperienza in ospedale è stata particolare; ho conosciuto un’intera vicenda di famiglia con persone molto vecchie e che effetti possa avere un’anestesia su una persona anziana… Il mio vicino si alzava di notte e credendo di essere nella vita normale voleva alzarsi per andare a trovare la moglie in ospedale; io ogni volta chiamavo l’infermiera per lui, non per me; mi sentivo pure utile! Al primo giorno ho ricevuto visite di amici di università e della mia ex ragazza che addirittura è arrivata dal pavese per venirmi a trovare; per il resto è stato noioso; ho studiato economia e letto un libro consigliatomi dal mio ex prof di filosofia, il tutto intervallato da prove della pressione, medicine inserite, pasti (solo dal secondo giorno) e punture e prove della febbre; al secondo giorno si è avvicinata a me una ragazza che mi ha chiesto se avessi dolori particolari… dopodiché mi ha fissato con aria un po’ strana e mi ha chiesto: –Tu sei dell’89?– Io dapprima stranito ma poi avendo intuito come mai quella strana richiesta mi fosse stata effettuata le ho risposto –Sì– E lei con aria sorridente e ammiccante: –L’annata migliore!– E io: –Anche tu sei dell’89?– E lei: –Sì!– A questo punto  ho fatto qualche commento sul prematuro tirocinio che fanno fare a ragazze così giovani (pensando a cosa sarebbe per me fare una cosa del genere) e lei ha raccontato di quanto fosse pesante per lei, di Cesano Maderno, svegliarsi la mattina alle 4 e mezza per essere in ospedale alle 7, 7 e mezza mi pare…Insomma un evento che mi ha lasciato un sorriso stampato sulla faccia per mezzora buona dato che di contatti umani in ospedale se ne hanno ben pochi! Il giorno dopo, giorno in cui sarei stato dimesso (per fortuna è stata una cosa veloce data la modernità dell’intevento) sono riuscito anche a chiederle di aggiungerla su Facebook! E’ una ragazza simpaticissima e molto motivata; sono contento di averla conosciuta in questo modo stranissimo! Il terzo giorno quindi sono stato dimesso, con ancora i punti e i cerotti; meno male che alle 15.30 di un giorno feriale il prode amico Naldo era a casa, così da potermi venire a prendere :D
Guardo fuori e piove…stanotte finalmente dormirò sul fianco sinistro (prima non riuscivo e era un supplizio); spero proprio di riprendermi in fretta e tornare a mangiare la pizza, i gelati, la frutta e tutte le cose buone che si mangiano di solito…ora devo fare una dieta leggera. Guardo fuori e mi riviene in mente quella notte…e penso che ora mi sento molto meglio.

Errori nel cervello

•29/5/09 • Lascia un Commento

Alcuni amici dell’Università hanno già capito che tipo di persona hanno conosciuto quando mi hanno incontrato per la prima volta; riconosco di essere abbastanza sbadato; ma a volte arrivo a fare cose che potrebbero essere simili agli errori dei computer… sento che nel mio cervello a volte avvengono degli errori!!! Si tratta comunque di confusione della quotidianità (o anche di dimenticanze); per esempio mettere in frigo la tazza piena di latte, invece che nel microonde; mettere a lavare lo zaino; oppure lasciare gli oggetti in posti improbabili. Proprio quest’ultima cosa mi è accaduta ieri; infatti stamattina non trovavo da nessuna parte le chiavi della macchina; mio fratello, mia madre ed io  abbiamo usato quelle di riserva ma continuavo a chiedermi durante questa giornata dove potessi averle messe, non avendole trovate nei posti dove ero solito metterle… Oggi pomeriggio sono tornato a casa e dopo una ricerca approfondita mi è saltato in mente di guardare dove di solito metto l’orologio: di fianco al cuscino nel letto rialzato dove dormo; la chiave alla fine è comparsa sotto il mio naso!!! XD e mi sono reso conto che prima di tutto la chiave non era mai stata messa lì da me prima d’ora :D ; in secondo luogo che avevo già cercato lì una volta ma non l’avevo vista; e come ultima cosa che al primo colpo d’occhio mi sembrava quasi normale che fosse lì!!! :| Da ora in poi ci starò più attento :D

La sicurezza di chi può sempre lasciar perdere

•25/5/09 • Lascia un Commento

“La religione è l’oppio dei popoli”; ma io cambierei la Religione in Filosofia; ed è opportuno limitare questo modo di ingannare il proprio pensiero alle persone più fortunate; quelle che si creano la loro carriera e i loro impegni avendo alle spalle comunque la sicurezza di non essere mai in difficoltà a reggere il costo della vita, cioè coloro che possono sempre dire, a fronte delle difficoltà, “Lasciamo perdere”; Marx (autore della frase che ho scritto prima di tutto) ha comunque ragione intendendo popolo con tutte le persone di tutte le classi sociali; questo perché la religione è adatta per le persone più povere, dando sicurezza e quindi quell’oppio di cui hanno bisogno per vivere; dico ciò non considerando vera o falsa la credenza religiosa; non c’è dubbio che l’effetto è comunque di sicurezza. Chi però dice di affidarsi a una certa filosofia, a una certa corrente di pensiero, a un determinato modo di agire, è quasi sempre coperto da ciò che lo assicura al poco rischio di fallire. Fanno eccezione coloro i quali seguono una filosofia nella povertà..scelta difficilissima. Ma forse è meglio che tutti abbiano un modo per ingannare il proprio pensiero e una sicurezza di qualsiasi genere, perché ciò permette di riuscire a lottare per continuare nei propri obiettivi e nel perseguire i propri bisogni (contingenti come carriera o ricchezza, necessari come mangiare e avere una buona salute); senza questo inganno saremmo un po’ come Sancho Panza si descrive nella canzone Don Chisciotte di Guccini

“credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com’è vero… che ora ho fame!”

Mentre Don Chisciotte replica difendendo l’ideale (il suo è quello di sconfiggere il potere) come ingannevole per l’uomo (l’anima che trasforma la realtà attraverso i sentimenti; altro modo di affrontare la realtà)

“Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…”

Chi vive senza uno di questi due inganni dell’animo è realista, ma vive la vita forse con l’angoscia che i suoi bisogni non vengano soddisfatti; chi invece si imbroglia riesce a andare avanti con più forza, perché ha un obiettivo più alto del soddisfare il suo bisogno (dato dall’etica che si è posto come stile di vita).

Pioggia e umido…

•20/4/09 • Lascia un Commento

Oggi sono stato fuori nel parco con la cagnolina e ho provato ancora quella bella sensazione che da tanto tempo non sentivo più nel respirare le goccioline d’acqua di cui l’aria era densa, l’odore dell’erba umida e della terra bagnata; non c’era troppo freddo, quindi i sensi avvertivano freschezza…nessuna goccia sulla pelle dava fastidio; è strano come i pensieri quasi si annullino quando si respira quel tipo di aria, quasi fosse una sostanza stupefacente; camminavo nell’erba noncurante delle scarpe che si stavano inumidendo (non troppo comunque dal negarmi quel piacere); è stata utilissima quella pausa dallo studio di Fisica…per un momento non ho pensato più a carrucole, masse, pendoli, ma a niente; tranne il dirigere il cane che mi seguiva a tratti; sentivo solo goccioline sulla pelle e odori di piante, erba e terra…Un ritorno alle cose della natura…Sarebbe bello poter provare più spesso questi piaceri.

Vecchie amicizie…

•22/3/09 • 1 Commento

E’ stata una bella serata quella di ieri; ho rincontrato vecchi amici che non vedevo da tanto tempo e con loro c’erano persone mai viste, ma che col passare del tempo e coi passaggi dalle medie al liceo e all’università sono entrate in quell’intreccio di amicizie da cui comunque io sono rimasto fuori dopo che io stesso ho incontrato altri amici.
Per fortuna esiste al mondo un essere ed essenza chiamata Stefy, mia compagna di giochi all’asilo, di giochi alle elementari, di giochi alle medie :D , che ha uno slancio organizzativo pauroso e ieri ha colto al volo l’occasione della visita dei miei genitori a quelli di una mia vecchia compagna; infatti Stefy ha proposto un contro-incontro (:D aiuto) tra noi “ggiovani” a casa sua con programma della serata ignoto. Rimane ancora sconosciuta la dinamica per la quale lei sia riuscita a invitare 9 persone a casa sua nel giro di una serata; solitamente le serate a cui partecipo e sono organizzate alla sera stessa coinvolgono al massimo 5, 6 persone… Miracoli di fare un anno in california :D   (“la terra delle prugne!!! [Fra]“). Quando sono arrivato là, col mio solito fare timido, ho visto chi c’era con noi in quella casa: oltre a Stefy e suo fratello maggiore Cesare (da due anni laureato in Ingegneria Meccanica), c’era Andrea, mio amico dalla prima elementare fino alla terza media, con cui ho giocato un sacco (e c’era pure da chiederselo :D ), mio compagno di squadra per molti anni a giocare a calcio, con cui non troppe volte ho litigato.. è stato anche in vacanza con me in montagna quando eravamo grandicelli (12,13,14 anni) per tre estati (una settimana o più) e ho combattuto con lui a Pro Evolution Soccer 1, 2 e 3 :D . Altra persona presente era la mitica Silvia, conosciuta per bene alle medie; eravamo abbastanza amici per essere un maschio e una femmina a contatto nell’età dagli 11 ai 13 (criticissima sotto questo punto di vista); lei era col suo ragazzo, palestrato gigante a cui mi tenevo a distanza. Dopo un po’ sono arrivate due ragazze, una sconosciuta di nome Giulia, amica di Cristina, la persona con cui ho il rapporto più strano: alle elementari nutrivamo odio reciproco, alle medie l’odio si è attenuato ma c’era ancora, poi l’ho persa di vista finché ora abbiamo raggiunto, anche nelle conversazioni in Internet, un equilibrio abbastanza accettabile in cui nessuno attacca nessuno… insomma potrei dire che abbiamo superato quelle bambinate e per quanto mi riguarda mi sono reso conto di avere di fronte una ragazza simpatica; quindi non c’è motivo di averla come nemica dato che sono passati 5 anni e non mi ha mai fatto torti. Durante la serata sono arrivati anche Gabriele, sempre compagno delle medie bravo a giocare a calcio, poi una ragazza e un ragazzo che non avevo mai visto prima di ieri. La serata è cominciata essendo in 9 e dovendo decidere cosa mangiare; le votazioni hanno avuto un risultato scarso e come decisione è stata presa quella di staccarci in due spedizioni: il gruppo pizza e il gruppo nippo-cinese! Dopo 1 ora di attese da parte di tutt’e due i gruppetti abbiamo pranzato alquanto multi-etnico e, nota di riguardo, ho provato il sushi… che secondo me sa di riso cotto nello zucchero con dentro aroma di pesce… non piacendomi il pesce, non mi piace il sushi :D (notare il rigore logico! puaaah! ) Finito di mangiare, si sono unite a noi le altre persone che ho elencato, e abbiamo deciso di uscire da qualche parte; inizialmente la propostona era: “Usciamo sui navigli!!” ma con una trasformazione le cui cause sono tuttora sconosciute la proposta è diventata: “Andiamo a Brera!!” Nel frattempo c’è stata un’ora di pausa in cui la cara Stefy doveva prepararsi a uscire e ci ha messo un sacco, come si può notare dalla reale notazione temporale :D (e non parlo di tuoni :D ). Durante questo tempo sono arrivati un’altra ragazza e un altro ragazzo, e Federica, che alle medie non conoscevo troppo bene. Dall’uscita si è esentato Andrea.
Io odio guidare la sera a Milano, ma dato che ero uno dei pochi provvisti di macchina, ho preso anche io il mio mezzo e sono andato a Brera accompagnato dalle passeggere Stefania e…Clo…credo :| ; il parcheggio nella zona a pagamento senza pagare è stata un po’ la ribellione della serata; ma tanto era per 20 minuti, poi sarebbe scaduto l’orario di pagamento :D (era mezzanotte meno venti); dopo aver aspettato ancora altro tempo perché arrivassero tutti siamo entrati al Bar Brera! (e se togli una r diventi ciuco all’istante :D ); ovviamente ho preso il solito caffè shakerato, dovendo poi guidare, e ho chiacchierato con Stefy, Silvia, il suo ragazzo e Federica, i più vicini a me nel tavolone.. Gli argomenti erano per nulla nostalgici, infatti riguardavano nostre situazioni attuali e università.. Ho scoperto coincidenze balzane come ad esempio il fatto che Stefy uscisse con un tale Della Porta di Ingegneria Matematica (forse Thund lo conosci? O lo conosce il tuo prof di economia? :D ).
La serata è proseguita in modo piacevole, anche se l’orario iniziava a mietere vittime, come Silvia, che si stava addormentando… Allora si è deciso di ritornare; io e Stefy ci siamo ridiretti verso la macchina, che chiaramente non riuscivamo a trovare avendo preso la via sbagliata :D Alla fine l’abbiamo trovata e siamo tornati nella giungla notturna del traffico milanese, parlando di scelte unversitarie…argomento abbastanza delicato sia per me che per lei, ma mi ha fatto piacere ascoltarla e parlarne; sicuramente è servito a chiarirmi le idee. Dopo una lezione sulla svolta a sinistra a Milano (non si smette mai di imparare :D ) ho salutato Stefy e sono ritornato a casa lungo la strada che faccio tutti i pomeriggi di ritorno in macchina dal Politecnico…che di notte e dopo una serata del genere ha tutto un altro sapore.

Cambiare

•17/2/09 • Lascia un Commento

Proprio ieri un mio amico mi chiedeva: “secondo te, si può cambiare?”
Ci ho pensato un po’ e ho elaborato un po’ di riflessioni, senza arrivare alla conclusione, anche perché stasera mi sono ritrovato nella situazione in cui avrei voluto essere diverso… ma essendo un individuo ansioso mi sono preoccupato per una cosa di cui non ero nemmeno sicuro di dovermi preoccupare.

Si può cambiare? Obama direbbe: “Yes, we can!” E io gli rispondo “In this case, it depends!”
Qualche prete direbbe: solo con una grande fede si può cambiare, solo essendo folgorati dalla luce divina, come San Paolo...

Ma queste sono soltanto parole da leader o da demagogi… nel mio piccolo posso fare solo qualche ragionamento.

Ho sempre visto i cambi radicali come eventi rari; alcune volte capita che dopo un evento, dopo un’esperienza significativa, una persona cambi il suo modo di vivere e di essere; ma è più facile, dopo queste esperienze di crescita, cambiare il comportamento di certe situazioni, piuttosto che cambiare completamente se stessi; un’esperienza sufficientemente duratura e forte può addirittura cambiare in qualche aspetto (e in tutte le situazioni) una persona.  Ad esempio, quando avevo 17 anni avevo una paura incredibile dell’acqua; quell’estate 2006 siamo stati con gli scout a fare rafting e a un certo punto ero stato obbligato dall’istruttore a mettermi schiena alla discesa della corrente e, indossando un giubbotto salvagente, buttarmi all’indietro e nuotare fino a riva. Non sapendo nuotare bene e avendo paura dell’acqua mi sono comunque buttato e ho raggiunto la riva; dopo questa esperienza sono rimasto esaltatissimo e ho scacciato via tutta la timidezza che avevo; timidezza che poi, purtroppo, è ritornata (cambiamento fallito); d’altra parte da quando sono insieme alla mia ragazza sono cambiato parecchio come carattere e modo di affrontare certi momenti, ma qualcosa è comunque rimasto del mio vecchio carattere; qualcosa sia di positivo sia di negativo.

Esiste anche un modo di cambiare che è quello del “reset”; cioè quel modo, quell’espediente, che troviamo per dimenticare tutto quello che è passato e riniziare quasi da capo, perlomeno senza pensare a ciò che è stato sbagliato…l’espediente può essere l’alcool, o la droga, ma bisogna stare attenti perché ricadere nel dispiacere, nonostante si beva o ci si faccia, è molto facile e molto veloce.

In ogni caso cambiare del tutto è impossibile, magari si può apparire cambiati, ma rimane comunque quel qualcosa di noi che non si può modificare..un carattere di fondo che rimane, la pasta della pizza con cui ci potremmo rappresentare… possiamo cambiare gli ingredienti, ma la base, la pasta rimarrà sempre quella.

La condizione per cambiare è la gradualità con cui lo si fa, innanzitutto; poi c’è anche un fattore di crescita personale che porta a fare gesti più o meno consapevoli (spesso si spera tutto vada in positivo) anche per evitare gli errori del passato.. Ognuno di noi inoltre tende al cambiamento; le cose come stanno dopo poco annoiano oppure avviliscono…c’è sempre bisogno di cambiare aria; quando le cose sembrano andare bene e non si sta cambiando mai forse c’è da chiedersi se c’è qualcosa che non quadra…se forse ci si sta troppo lasciando trascinare a forza dallo scorrere irrefrenabile del tempo.

I circoli viziosi di vittimismo

•2/2/09 • 4 Commenti

Che cosa intendo per circoli viziosi di vittimismo? Intendo quegli stati mentali, in cui mi trovo  sempre più spesso, per i quali provo le sensazioni di sentirmi fuori posto rispetto al resto; di sentirmi da solo e provare distacco verso chi sta attorno a me; per poi pensare che forse è tutta colpa mia, perché non mi comporto in modo giusto e faccio la vittima; ma il pensare di fare la vittima e di essere sempre a lamentarmi mi porta a essere vittimista a mia volta, finché non so come uscirne e non ne parlo con nessuno; purtroppo però dallo stato di “sega mentale” non riesco a uscire; ho bisogno di qualcuno con cui parlare; ma ciò mi porta a pensare a quella persona e a se abbia voglia di sentire le mie “seghe mentali”. Questa dannata insicurezza dovrebbe essere allontanata dal mio modo di essere, però è difficile, varia e si alterna a momenti di gioia e sicurezza; ma finché ci sono di mezzo rassegnazione, timore, angoscia, ansia, stress, sensazione di vuoto interiore e sensi di colpa (come quando me ne sto a casa e dovrei studiare, ma in realtà non combino nulla) non riuscirò mai a acquisire sicurezza di me stesso, nonostante io debba comunque farcela anche essendo in queste condizioni. Sono ritornati il pessimismo e l’ansia…come se tutto ciò che ho fatto fino ad adesso per combatterli fosse stato inutile…

..Freddo..

•6/1/09 • 1 Commento

Io di solito sopporto il freddo… ma quest’inverno non ce la faccio davvero più… mi da proprio fastidio uscire e vorrei essere in letargo; e l’idea che fino a fine febbraio-inizio marzo la temperatura sarà sempre così insopportabile e che farò delle uscite scout con un freddo della miseria magari a dormire al gelo mi infastidisce tantissimo…

…Prima o poi questo inverno finirà…